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Storie tra i laghi

"Storie tra i laghi" sono i racconti che ho scritto ispirandomi al territorio e alla storia lombarda. I miei personaggi vivono nel passato più o meno recente di Taino, piccolo borgo prospiciente il Lago Maggiore, e narrano di episodi di una vita semplice e difficile.
Storie tra i laghi
Storie tra i laghi3 weeks ago
LA STRADA DEL SEMPIONE.
Il Lago Maggiore è costeggiato per un lungo tratto dalla strada del Sempione voluta da Napoleone Bonaparte
Il 7 settembre 1800 Napoleone decise di creare una strada carrozzabile per far passare i cannoni. Progetto e lavori furono affidati all’ing. Nicolas Ceard del Ponts e Chaussès che la realizzò in soli 3 anni. Le spese e la manodopera furono italiani. Fu incisa nella roccia con grande impegno e ardore tecnico per 63 km. Fra Domodossola e Briga furono costruiti 64 ponti e 7 gallerie (in tutto 611 ponti e 525 m. di gallerie). La galleria per superare le gole di Gondo era lunga m.182 scavata da centinaia di uomini che si alternarono per 15 mesi. Costò la vita di 100 uomini.
Per l’abilità tecnica impiegata destò grande ammirazione in tutta Europa. Fu la prima carrozzabile sulle Alpi tenuta aperta anche d’inverno e il passo veniva attraversato con l’aiuto delle slitte.
Nel 1832 fu aperto un Ospizio sul valico; fu istituito un servizio postale che diede origine al proliferare di alberghi della posta e alla nascita di nuove professioni: vetturini, albergatori ecc.
Napoleone però non percorse mai la nuova strada del Sempione. Dopo la sua incoronazione a Re d’Italia il 26 maggio 1805 voleva tornare in Francia attraverso il Sempione, ma la strada non ancora percorribile tutta in carrozza, a Dongo avrebbe dovuto salire a cavallo, mentre Giuseppina sarebbe stata trasportata su portantina, rifiutò. Neanche altri componenti la famiglia Bonaparte vi transitarono.
Eugenio di Beauharnais, vicere d’Italia, voleva incontrare la sorella Ortensia sul passo del Sempione, ma questa a causa delle doglie del parto fu costretta a fermarsi a Porto Saint Maurice dove diede alla luce un figlio illegittimo, colui che divenne il conte di Morny.
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Storie tra i laghi1 year ago
IL GIARDINO DI VILLA BALETTI A LESA
Villa Baletti si caratterizza particolarmente anche per il giardino realizzato da Ignazio Vigoni, ultimo discendente di una nobile famiglia milanese il cui nome è storicamente legato a villa Mylius-Vigoni sul lago di Como, oggi sede del Centro Italo-Tedesco. La costante preoccupazione e interesse che l’architetto Vigoni manifestò nel corso della sua vita per l’ambiente non furono semplici attività di svago di un nobile signore, ma vocazione e laboriosità intensa.
La straordinaria sensibilità per il valore dell'ambiente propria di Ignazio Vigoni si unì al rispetto per la natura quale viene tramandato dalle generazioni in una società rurale. Per certi versi, il giardino di villa Baletti rappresenta un caso di singolare simbiosi tra l‘interesse scientifico per la vegetazione locale e la passione per la natura profondamente radicata nel sapere dei contadini la cui "economia a ciclo chiuso“ è considerata una fonte di sapienza e di vita autentica. Vigoni ha una visione scettica e disincantata di ciò che viene considerato “il mondo moderno“, snaturato, violento, appiattito. Il suo contro-modello è la creazione di uno spazio dove prevale il rapporto dell'uomo con l'ambiente che lo circonda. Una filosofia e una lezione di vita da tener presente. Oggi,il giardino di villa Baletti, in quanto immagine di una specifica convivenza dell'uomo con la natura, rappresenta una situazione atipica degna di essere accuratamente salvaguardata.
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Storie tra i laghi1 year ago
UNA DIMORA IN STILE RAZIONALISTA SULLA STRADA DEL SEMPIONE: VILLA BALETTI A LESA
Da Arona a Verbania, lungo tutta la parte della strada del Sempione che costeggia il lago Maggiore è un susseguirsi di ville signorili immerse in lussureggianti parchi che si protendono fino alla riva dello specchio lacustre. Tra queste è particolarmente significativa villa Baletti, prima casa moderna di un certo rilievo costruita a Lesa nel 1952 da Ignazio Gardella, noto architetto milanese che nelle sue realizzazioni si richiamò al razionalismo, corrente dominante dell’architettura moderna italiana negli anni tra il 1930 e il 1940 e oggi in piena rivalutazione, non solo per il gusto del modernariato, ma per la praticità e l’eleganza lineare delle strutture.
Ed è proprio la sobrietà e "l'ésprit de géométrie" tipico dello stile razionalista che caratterizza villa Baletti quasi in aperto contrasto con le limitrofe monumentali ville ottocentesche Davicini e Noseda.
Villa Baletti sorge nel mezzo di un grande prato che si stende in leggero declivio verso il lago. Sfruttando i dislivelli del terreno la casa è posta su tre piani sfalsati: il piano a livello dell’ingresso comprende un ampio atrio, dal quale chi entra gode immediatamente il panorama del lago e delle colline attorno inquadrate da una grande porta-finestra che si apre sul fronte posteriore e la zona per gli ospiti. Al secondo piano trovano posto le sale e i servizi, al terzo le camere da letto. E’ un insieme di ampi spazi articolati in modo tale da consentire a chi vi abita grande libertà di movimento e, contemporaneamente, autonomia e privacy grazie allo schema a pettine delle camere da letto che dà ad ognuna di esse, oltre alla vista del lago e l’orientamento a levante, uno spazio esterno intimo senza l’ingerenza di finestre di altri locali.
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Storie tra i laghi1 year ago
All’uscita dall’autostrada Milano-Laghi, lungo la superstrada Vergiate-Besozzo, si incontra il lago di Comabbio, ubicato in una conca racchiusa tra il monte Pelada (m.471) e il monte della Croce (m.449) ad occidente e le colline di S.Giacomo, il monte S.Giacomo (m.434) e il monte Vigano (m.414) ad oriente. Ha una lunghezza di km.3,6, una larghezza di km.1,4 con uno sviluppo costiero di km. 9
Per più di un secolo le sorti del lago di Comabbio sono state legate alla famiglia Borghi a cui va il merito di aver creato un complesso industriale tra i primi in Italia nel settore cotoniero.
Nel 1819 Pasquale Borghi aprì la seconda filatura meccanica italiana utilizzando la forza motrice di un piccolo mulino. Fu il nipote di Pasquale, Luigi che diede un grande impulso all’opificio facendo arrivare dall’Alsazia e dall’Inghilterra macchine più sofisticate e una turbina idraulica. L’azienda fu successivamente diretta dal fratello di Luigi, Paolo.I Borghi non furono solo i più importanti industriali del lago, ma anche i proprietari della villa più prestigiosa che si affaccia sulle sue sponde, acquistata nella seconda metà dell’Ottocento dal marchese Trecchi di Cremona. Immersa in un parco di 50.000 metri quadrati villa Borghi domina sia il paese di Varano che il lago di Comabbio. Nata in stile barocco venne nel corso degli anni sottoposta a continue modifiche e ampliamenti fino a raggiungere l’aspetto attuale per opera soprattutto dell’architetto Paolo Cesa Bianchi, originario anch’egli di Varano.
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Storie tra i laghi1 year ago
DAL LAGO AL FIUME
Il fiume Ticino che esce dal Lago Maggiore ha avuto da sempre una grande importanza per i trasporti di merci e persone (ricordiamo il trasporto dei marmi per il Duomo di Milano) e per l'economia degli abitanti della zona. Il Ticino ha offerto fin dall’antichità anche un altro bene: i sassi quarzosi per fare il vetro chiamati "cogoli", nome di origine veneta, ricavati dall’alveo del fiume. La pesca dei cogoli non era però libera, ma data dallo Stato in appalto. Nel 1558 Piero Busca ottenne dal re di Spagna, Filippo II, la concessione di pescare cogoli nel Ticino con diritto di esportarli. La famiglia Busca esercitò questo diritto fino al 1727. I vetrai di Venezia e Murano acquistavano enormi quantitativi di questi sassi che venivano trasportati per via d’acqua con dei lunghi barconi neri a fondo piatto che furono costruiti a Sesto Calende fino al 1915, in un cantiere antistante il Municipio. La navigazione di questi natanti non era facile e solo dei provetti barcaioli, che venivano chiamati con un tipico nome veneto "paroni" erano in grado di affrontare le rapide del Ticino e i bassi fondali del Po. Il viaggio da Sesto Calende a Venezia durava una quindicina di giorni e al ritorno, contro corrente, i barconi venivano trainati dai cavalli.
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Storie tra i laghi1 year ago
LE VILLE SUL LAGO DI MONATE
Dimore importati si affacciano sul lago di Monate, come villa Solferino, villa Pirovano, Visconti di Modrone, Brustio a Travedona-Monate. Di grande interesse paesistico per la posizione sopraelevata che consente una splendida veduta della conca di Varese e della cerchia prealpina ed alpina è VILLA BRUNO DI TORNAFORTE, BARONE, LIVIO a Osmate.
Chi ha la fortuna di entrare oggi nella proprietà di villa Baroni Livio rimane incantato dalla magnificenza del suo parco che dall’alto del poggio di Osmate scende fino al lago. Gli attuali proprietari hanno trasformato buona parte del parco in un vivaio specializzato nella cultura di camelie, rododendri, cornus ed alberi di acero di tutte le dimensioni. Nel periodo della fioritura l’aria si impregna di un profumo dolcissimo e il paesaggio è così ricco di colori da incantare il visitatore, ammaliato anche dall’unico e spettacolare panorama che si gode dalla terrazza principale che domina il lago da cui lo sguardo può spaziare con una veduta amplissima sulle colline e i monti della conca di Varese fino al Sacro Monte.
Palazzo antico, appartenne originariamente alla famiglia Besozzi, la cui presenza è già menzionata ad Osmate in un documento del 1605. Lo stemma del signore, vassallo del Marchese Litta, era un uccello rapace che si trovava un tempo sulla cima del cancello d’ingresso in ferro battuto della villa che divenne nel XVIII secolo proprietà delle suore Agostiniane del Sacro Monte di Varese a cui donna Marianna Besozzi Staurenghi donò tutti i suoi beni in Osmate. Il Monastero fu soppresso alla fine dell’Ottocento e le proprietà delle suore, case e terreni, furono acquistate in blocco da Domenico Bozza di Cadrezzate e da Pietro Bianchi di Osmate, due emigranti che avevano fatto fortuna in America. Questi vendettero poi sia i terreni che le case poco per volta. La villa con il suo parco fu acquistata dalla contessa Tornaforti di Milano, la quale però la rivendette dopo pochi anni all’ingegner Mario Baroni, docente al Politecnico di Milano che, a sua volta, la lasciò al genero Augusto Livio e alla figlia Luisa. Quest’ultima, rimasta vedova, cedette la villa all’architetto Battistella, il quale l’ha ristrutturata ricavandone più appartamenti, conservando però intatta la struttura settecentesca con planimetria a U e la torretta panoramica del XIX secolo.
Nella foto parte del giardino di villa Baroni Livio