ARTE NEOCALSSICA A TAINO
Lo scorso 8 settembre, don Fausto ha celebrato, come è
tradizione, la S.Messa nella chiesetta del ex-Palazzo Serbelloni per la Natività
di Maria. Chi ha assistito alla S.Messa forse ha notato, magari solo di
sfuggita, i due mezzibusti in terracotta posti nei vani delle due finestre a
fianco dell'ingresso che rappresentano l'uno San Pietro con le chiavi e l'altro
Cristo coi polsi legati.
Questi due busti di proprietà, come tutto l'arredo della
chiesetta, della Parrocchia, sono l'unica testimonianza artistica,
a Taino, del neoclassicismo, una tendenza sorta in reazione al barocco e
che volle ripristinare nell'arte e nella letteratura i canoni di armonia e
bellezza del mondo classico greco-romano. Il neoclassicismo ebbe il suo massimo
splendore in epoca Napoleonica. Nella scultura italiana i massimi rappresentanti
sono stati Canova, Bartolini e Thorwaldsen ai cui canoni si ispirò l'autore dei
nostri due busti: lo scultore GIAN BATTISTA COMOLLI.
Questo artista, nato in Piemonte, a Valenza nel 1775 e
morto a Milano nel 1831, ebbe alla sua epoca una certa rinomanza. Eseguì
numerosi busti di Napoleone, di cui uno colossale in marmo, con la fronte cinta
dalla corona ferrea, si trova oggi presso il Museo del Risorgimento di Milano.
Altre sue opere sono in Francia dove l'artista si trasferì dopo la caduta della
Repubblica Romana (1799) e dove ebbe numerose commissioni di busti-ritratto che
furono la sua specialità. Il suo lavoro gli portò fama e notorietà e nel 1800
fu eletto membro del Liceo di Scienze e di Arti di Grenoble e contemporaneamente
il Governo Piemontese gli affidò la direzione della Scuola di Scultura. Con
Napoleone le Arti ebbero una grande fioritura e grandi opportunità si crearono
per gli artisti con le commissioni pubbliche a cominciare dagli apparati per
feste e celebrazioni civili. A Gian Battista Comolli fu affidato l'incarico di
responsabile dell'allestimento delle feste per le quali eseguì sovente delle
creazioni personali.
La sua opera più famosa è un gruppo scultoreo
intitolato "Beatrice che consola Dante della profezia sull'esilio
indicandogli la giustizia superiore" che terminata nel 1810 fu posta nella
cittadina di Bellagio, sul lago di Como. Caduto Napoleone, per il nostro artista
arrivarono tempi grami. Con la Restaurazione austriaca, a seguito della sua
commistione con il precedente regime, perse l'incarico di professore all'ateneo
e nel 1822 fu pure arrestato con l'accusa di tradimento perchè sospetto di far
parte della "carboneria" e di essere a conoscenza delle cospirazioni
per le quali furono mandati allo Spielberg Silvio Pellico e Federico
Confalonieri. L'anno successivo venne però liberato per mancanza di prove. Fu
durante la prigionia che realizzò i due busti che sono a Taino. Infatti sul
retro del busto del Cristo è incisa la frase "G.B.Comolli fece in carcere
nel 1822" e il breve commento: "Ah Signor mio quando sarò io
lieto?". Poche parole che però trasmettono tutta la sofferenza dell'autore
il quale forse, in quel periodo difficile della sua vita, si indirizzò verso
soggetti religiosi cercando conforto nella fede. Se guardiamo con attenzione il
busto del Cristo legato, si legge, nell'espressione del volto, un grande dolore,
una profonda sofferenza, ma nello stesso tempo traspare un invito alla serenità,
alla speranza. Possiamo dire che lo scultore ha saputo davvero concretizzare in
questa sua opera quello che per tutti gli artisti neoclassici era il fine delle
Belle Arti: "giovare alla comunità, occupandosi di ciò che è sacro al
bene pubblico e alla virtù".
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Il Cristo di G.B. Comolli nella chiesetta del Palazzo serbelloni-Corti |